NESSUN FIGLIO SCOMPARSO SI PUO’ E SI DEVE ARCHIVIARE

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NESSUN FIGLIO SCOMPARSO SI PUO’ E SI DEVE ARCHIVIARE

 

Riporto di seguito il comunicato stampa sull’ennesima archiviazione della scomparsa di Alessandro Venturelli.

Desidero con tutto il cuore abbracciare Roberta Carassai e Roberto Venturelli.

*COMUNICATO STAMPA*

*Caso Alessandro Venturelli – Ennesima archiviazione*

Come difensore della famiglia Venturelli, prendo atto dell’ennesimo provvedimento di archiviazione disposto dal G.I.P. del Tribunale di Modena, che qualifica la scomparsa di Alessandro come _“allontanamento volontario”_ .

Si tratta di una conclusione giuridicamente coerente con il sistema attuale, ma profondamente insoddisfacente sotto il profilo umano e sostanziale.

Ed è proprio qui il punto.

Nel nostro ordinamento, quando una persona scompare, l’unico strumento effettivo per attivare indagini strutturate è l’apertura di un procedimento penale contro ignoti. Ma se, come in questo caso, non emergono elementi penalmente rilevanti, il procedimento viene inevitabilmente archiviato.

E con esso, di fatto, si chiude anche la possibilità di continuare a cercare con strumenti investigativi pieni.

È un cortocircuito normativo evidente:

si cerca una persona solo finché si ipotizza un reato.

Quando il reato “non c’è”, la ricerca si spegne.

Questo meccanismo, pur corretto sul piano tecnico, lascia le famiglie in una terra di nessuno, dove la verità diventa irraggiungibile e la ricerca si trasforma in un percorso a ostacoli fatto di archiviazioni e opposizioni.

Nel caso di Alessandro Venturelli, la ricostruzione ufficiale parla di un allontanamento volontario, avvenuto in un momento di fragilità personale .

Ma una domanda resta, concreta e irrisolta:

è davvero credibile che un ragazzo possa svanire nel nulla in meno di un minuto?

Siamo fermamente convinti che quel giorno qualcuno lo stesse aspettando.

Che Alessandro sia salito su un’auto.

Che in quel preciso momento si sia consumato il passaggio decisivo che oggi non possiamo più ricostruire.

E qui emerge un’altra criticità gravissima.

Se le immagini di videosorveglianza fossero state acquisite immediatamente, probabilmente oggi avremmo una risposta.

Invece, una scelta discrezionale — quella di non procedere tempestivamente — ha compromesso irrimediabilmente il primo, fondamentale snodo investigativo.

Non è un dettaglio.

È il punto in cui una storia poteva essere chiarita, e non lo è stata.

Per questo motivo, la parola “archiviazione”, quando viene accostata a una persona scomparsa, non rappresenta una conclusione: Non chiude un caso.

Interrompe una ricerca.

La famiglia Venturelli, mamma Roberta e papà Roberto, non si fermerà continueremo a sostenere ogni iniziativa utile per arrivare alla verità.

Ma è altrettanto chiaro che serve un cambiamento normativo.

Serve una legge che consenta di cercare le persone scomparse anche in assenza di un reato.

Serve uno strumento autonomo, che non costringa le famiglie a combattere contro archiviazioni per tenere aperta una possibilità di ricerca.

Perché una persona scomparsa non è un fascicolo da chiudere.

È una vita da ritrovare.

 

Comunicato Stampa tratto da https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02nkgaQFjhDfZTde8NDXarkzPs7RxwTEwC6L31YycFJSP953CrRS4qzVN3L2UDugK7l&id=100016320094476

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Luca Faccio

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