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(S)punti di vista

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19 ago 2015

Cos’ altro potrei aggiungere?

Assolutamente niente, questo pezzo parla da solo!

Vorrei solo ringraziare Ilaria Vitali perché ha saputo calarsi in una percezione della realtà vissuta dalle persone con disabilità e l’ha fatto con sensibilità e rispetto di tutto e tutti.

 

Viaggio molto, anche quando sono momentaneamente in Italia e nonostante i ritardi, la sporcizia, i disagi e i contrattempi, adoro viaggiare in treno.

Il treno può essere poesia; dietro al finestrino i paesaggi cambiano, ci si può muovere, si può dormire, scrivere, leggere, conversare.

Il treno diventa un piccolo nido viaggiante, un tappeto volante, un non luogo quasi quanto un aereo.

A seconda del budget che ho a disposizione in quel momento, viaggio con tanti o pochi comfort ma sempre privilegiando appena possibile la comodità di una seduta e un tavolo di lavoro, perché io il treno me lo voglio proprio godere.

La collaborazione con Luca Faccio mi fa vivere le cose con un occhio aperto in più e quindi ultimamente in treno ho cominciato a riflettere, a osservare, a farmi domande.

Un disabile che deve prendere il treno, come fa?

Recentemente ho preso diversi treni e in più stazioni ho assistito al maldestro trasbordo di persone su carrozzina mediante una pedana mobile e alquanto traballante.

La procedura deve essere standard visto che mi è capitato casualmente di vederla nella stessa giornata in più di una stazione e con persone diverse, ma in ogni occasione l’unica variabile era la cortesia degli addetti.

Talvolta scocciati, spesso frettolosi, quasi sempre gentili, fanno salire carrozzina e passeggero sulla pedana cigolante e traballante, la avvicinano alla porta del vagone, la alzano alla giusta altezza, posizionano gli scivoli sul vagone e sganciano la sbarra in modo che il cliente possa salire a bordo.

I nostri treni sono vecchi, penso in più di un’occasione.

I signori e le signore salite con questo sistema si perdono in vagoni di cui non ho potuto vedere la struttura se non in un caso: la carrozzina è stata posizionata a inizio vagone, dove esiste uno (dico uno) spazio dedicato, vicino alla porta di accesso del vagone stesso.

Sì, decisamente i nostri treni sono cari, vecchi, troppe volte sporchi ma soprattutto pensati per persone senza problemi.

Qualcuno potrebbe obiettare che le persone con carrozzina che viaggiano sono in numero di gran lunga inferiore rispetto a coloro che si muovono liberamente.

Certo, forse anche perché viaggiare è difficoltoso.

Ma dimentichiamo sempre le mamme, che si spostano con passeggini o carrozzine e per le quali un viaggio diventa un incubo.

Cercando qua e là ho scoperto diverse cose su cui riflettere.

Un disabile che deve prendere il treno deve comunicarlo per tempo in modo da poter usufruire del suddetto servizio di trasbordo nella e dalla carrozza, eccezion fatta per alcuni treni più moderni che sono dotati di vagone a piano ribassato (a livello del marciapiede per intenderci) e in alcuni casi il treno in questione deve cambiare binario di arrivo per consentire l’operazione.

L’accesso ai marciapiedi è un altro tasto dolente, in diverse stazioni recentemente rimodernate hanno previsto degli ascensori che tutto sommato sono utili a tutti, mentre in piccole stazioni ancora vecchiotte esiste, quando c’è, un superato montacarichi vicino alle scalinate, il più delle volte fuori uso o lucchettato; in quest’ultimo caso occorre avvisare il personale della stazione, quando c’è, se l’orario lo consente, ma se si tratta banalmente di una signora che deve trascinare una valigia o un passeggino con valigia o di un anziano in difficoltà?

Insomma, non necessariamente parliamo di disabili, tante volte le stazioni ferroviarie italiane sono poco accessibili anche agli abili!

E’ recente il debutto del nuovo Frecciarossa 1000, dalle finiture futuristiche e dalle prestazioni mirabolanti (400 km orari di velocità massima, due ore e 20 per la tratta Roma Milano).

Io ancora non l’ho provato pur avendo goduto del Frecciarossa e di Italo, ma mi sono documentata, fresca di riflessione sull’argomento disabilità in viaggio.

Su questo treno di nuova generazione esistono due posti per disabili motori e due posti per i loro accompagnatori sulla carrozza 3 oltre ad servizio igienico dedicato e, finalmente, a pedane mobili per consentire l’accesso al treno in maniera autonoma.

Dettagli negativi: non sono previsti tavolini di supporto come per le altre postazioni per ragioni, spiegano, di sicurezza e nella carrozza ristorante i tavoli sono troppo alti per chi è costretto su una sedia a rotelle e quindi sostanzialmente inutilizzabili.

Dopo le richieste di Roberto Romeo Presidente dell’Anglat, Ferrovie dello Stato fa sapere che non si escludono migliorie in un prossimo futuro per consentire un viaggio confortevole anche ai disabili.

Non si escludono.

Insomma, è un inizio ma è ancora davvero troppo poco e non solo per i disabili.

Poche settimane fa abbiamo raggiunto in auto Rocca di Calascio, in provincia dell’Aquila.

Eremo a 1500 m di quota divenuto famoso per le spettacolari scene del film Lady Hawk con Michelle Pfeiffer e Rutger Hauer, ora meta turistica ancorché fatiscente, con case diroccate, senza tetto, pericolanti, fiancheggiate da porzioni ristrutturate che ospitano un bed and breakfast, due punti ristoro e alcune abitazioni.

Nonostante l’accesso non proprio felice al borgo (salite, gradini dissestati, ciottolato semi distrutto), qualcuno ha pensato bene di posizionare alcune assi di legno alla bell’e meglio per consentire il passaggio di carrelli, carrozzine, sedie a rotelle, almeno fino ai primi punti dove ci si può ristorare o fermarsi a dormire.

Poche assi, brutte a vedersi, da sistemare e aggiustare ad ogni passaggio, ma assolutamente utili.

Rimango a riflettere seduta all’ombra delle rovine e dei noccioli.

Abbiamo a disposizione un knowhow non indifferente, materiali futuristici, ingegneri all’avanguardia, ma ancora il cammino è lungo.

E a volte non è una questione di potere ma una questione di volere e l’esempio ce l’ho qui davanti agli occhi, sotto al sole cocente, a 1500 metri, in condizioni strutturali decisamente precarie (non dimentichiamoci dell’evento terremoto).

“Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto importante che tu la faccia”. Mahatma Gandhi.

 

Di Ilaria Vitali

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Ultima modifica: agosto 19, 2015 09:28
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